Squid Game – un prodotto che di grande ha solo la fama

L’estate si è chiusa con il rilascio di Squid Game, serie che nel bene e nel male ha iconizzato i mesi di Settembre e Ottobre, bombardandoci di articoli e notizie di ogni genere. Una serie che confeziona (bene) approssimazioni e mediocrità.

Netflix ha deciso da tempo di puntare sulla quantità e (quasi) nulla sulla qualità, non spetta a noi criticare queste scelte, ma possiamo confermare sicuramente che quando la nota casa di produzione vuole rendere virale un suo prodotto ci riesce. Ci riesce in un modo davvero incredibile, prende le attenzioni globali di centinaia di milioni di persone, questo è da riconoscere. La nuova serie Koreana sembra cucita su misura per avere un numero infinito di motivi da cui creare discussioni, post, meme e provocazioni. Questo è anche il principale difetto di Squid Game.

Ho visto le nove puntate in circa una settimana, confortato da un buon inizio, annoiato da una seconda puntata morbosa, la narrazione ci propone scelte che sarebbe state interessanti ma conclusioni scontate, banali e prevedibili. Squid Game non ha niente di innovativo, storie così, in oriente soprattutto, esistono da 30 anni, film, libri, manga e anime che prendono i protagonisti e gli catapultano in giochi mortali, motivati da povertà, prigionia, stati sovrani, persone ricchi e potenti ne abbiamo viste e anche in questo caso, non porta un’interpretazione autoriale degna di essere ascoltata.

Il cinema orientale (grazie a Parasite) ha subito un impennata negli ultimi anni, il grande pubblico si è accorto di recente della sua esistenza, il problema è che esiste e sforna capolavori da oltre 80 anni, di conseguenza ogni tematica di Squid Game è derivata. I personaggi, sebbene alcuni bene interpretati, cadono spesso in stereotipi e scelte prevedibili, dimenticandosi cosa rischiano in ogni momento e rendono alcune sequenze poco credibili (se non ridicole). La spettacolarità e la messa in scena sono troppo ricercate per stupire e mai approfondite. La side-story del detective potrà servire forse in una seconda stagione ma è irrilevante per questa storia, così come il plot twist finale. Sicuramente un colpo di scena, ma che non porta niente al piatto in tavola.

Squid game in alcune scelte ha buone idee però sviluppate male o addirittura lasciate al caso, la sensazione simile a quando scopriamo il trucco di un gioco di prestigio, realizzando che forse era meglio non saperlo. Hwang Dong-hyuk, il regista e creatore, pensa (forse spinto da Netflix) a compiacere il pubblico e poco a quello che vuole raccontare. Durante la visione si ha l’impressione che la serie sia stata girata di fretta a causa di alcuni errori tecnici nonostante una regia anonima ma buona.

Commento: ho faticato a concludere la serie, salvando poche cose e bocciandone molte, non è totalmente da buttare, di certo può aiutare ulteriormente ad aprire al grande pubblico l’industria orientale, ma la prevedibilità e l’approssimazione formano un aratro troppo pesante per rendere godibile la visione.

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