Un gioco di ruolo “vecchio” con un’interazione ambientale inesistente, NPC immobili e privi di un ciclo vitale. Il primo impatto con Avowed è drastico e negativo, eppure riesce a catturare grazie a un’esplorazione profonda, gratificante con un senso di scoperta utile alla crescita del personaggio.
Le prime ore nelle Terre Viventi non riescono a colpire subito il giocatore, ma, passate queste mura e dopo esserci inoltrati oltre Paradis (la città iniziale), Avowed allunga i rami e ti cattura all’interno dei suoi dungeon e delle sue meraviglie. Il senso di scoperta è la principale attrazione: girare per le quattro mappe che compongono il mondo di gioco è bellissimo. La conseguenza è la scoperta di quest secondarie che arricchiscono la lore e la storia principale. Armi ed equipaggiamento sono rilasciati con una buona logica e mai in abbondanza. Dipenderà dallo stile di gioco personale, ma è possibile finire l’avventura usando la prima arma trovata nel gioco, ovviamente potenziandola all’accampamento.

Accampamento che funge anche da hub per aumentare il livello dell’equipaggiamento, incantare armi e far proseguire le quest dei compagni che troveremo durante l’avventura, per un totale di quattro. La parte ruolistica funziona bene: nonostante i dialoghi siano buoni, non brillano per immersione, ma le scelte influenzano bene il mondo di gioco e ciò che accade. Purtroppo, come quasi tutti i GDR dell’ultimo anno, anche questo soffre del non voluto (ma automatico) paragone con Baldur’s Gate.
Una volta catturati dai rami e dai funghi che creano le mappe di gioco, ci troveremo a esplorare boschi, grotte, accampamenti e città. Le mappe sono esteticamente buone, belle a livello visivo: si ha l’impressione di essere in un mondo in miniatura, ma è parte dello stile e dell’atmosfera. Girare per le mappe non richiede né molto tempo né particolari doti. Una bella sorpresa è la verticalità di molte zone, purtroppo messa un po’ in ombra dalla facilità con cui si raggiungono le aree sopraelevate.

La storia procede secondo gli standard dei più classici GDR, e anche qui prende un po’ (forse troppo) spunto da Baldur’s Gate 3. Colpi di scena e svolgimenti sono altamente prevedibili e “citofonati”. Le missioni secondarie sono le solite mansioni di salvataggio, indagine e raccolta, ma, come detto nelle prime righe, Avowed riesce ad avere una sua anima che cattura e diverte.
La grossa delusione arriva nel finale, ma non per le scelte narrative, bensì per il fatto che è palesemente tagliato e concluso frettolosamente. Dopo lo scontro con il boss, tempo cinque secondi e assistiamo a una descrizione narrativa seguita dai titoli di coda. A prescindere dalle scelte fatte durante l’avventura, sembra che manchi qualcosa.
Avowed riesce, nonostante gli evidenti limiti e difetti, a essere un bel gioco. Ha qualcosa di “magico” che ci cattura e non ci fa mollare le Terre Viventi per dozzine di ore. Questa è la cosa più bella che può fare un videogioco: catturarti e divertirti senza per forza essere il miglior esponente del suo genere. Sperando in un ipotetico seguito migliorato sotto tutti questi punti!