Dopo quattro anni di assenza dalle scene, Ridley Scott torna con due film che spiccano e brillano nel periodo di rivalsa del cinema in pandemia. Se a Ottobre il buon vecchio cineasta era tornato a dar luce al genere storico omaggiando un classico senza tempo, a Dicembre ha spezzato pubblico e critica a metà con House of Gucci, ritratto generazionale di un epoca lontana e vicina.
La storia ispirata a fatti realmente accaduti, viene romanzata in modo epico, ostentato ed esagerato dal regista. La consapevolezza di usare deliberatamente il sofisticato del kitsch rende questa pellicola una delle migliori del 2021. La sottile linea che separa un film spazzatura e didascalico da un opera volutamente strafottente è quasi invisibile, Scott riesce con un eccellente lavoro a creare un ritratto generazionale d’impatto e definito che incarna un’era di ostentazione e ricchezza.

Sicuramente la pellicola, per quanto possa apparire mainstream nasconde un mare di sfumature che la rende un’esperienza scarsa per il pubblico ma un piacere per un cinefilo. La messa in scena è impeccabile, la cura di ogni spazio è minuziosa e ricercata, esattamente come la volgarità della sua protagonista. Lady Gaga mette in mostra senza dubbi quello che ci aspettiamo di vedere, una Patrizia Reggiani in splendida forma, semplice e cafona, bella e volgare, furba e ignorante. Il suo personaggio si fa strada tra l’altissima borghesia, un difficile percorso che lei stessa vuole intraprendere per abbandonare completamente il suo mondo bigotto, ignorante e povero.
Una strada difficile da abbandonare, più volte notiamo che in mezzo al lusso, senza pensieri economici, viaggiando e conoscendo luoghi nel mondo, la Reggiani rimane poco istruita, sbaglia gli accenti e le pronunce, si immischia in affari di lavoro come se fossero di famiglia con un bigottismo innato. L’idea di poter perdere quello che riesce a prendersi la renderà folle e senza speranza.

Maurizio Gucci, interpretato dal grandissimo Adam Driver, è colto ma semplice, ricco ma alla mano, apprezza le piccole cose di ogni giorno, come una bella colazione all’aperto e muoversi in bicicletta. Lui cerca di scappare da un mondo, da una famiglia e da un nome mentre lei cerca di arrivarci. Due opposti con interessi opposti che si attraggono e respingono come calamite. Il riflesso di due mondi distanti che non potranno mai incontrarsi.
Peccato che l’ottimo lavoro di Scott sia stato poco capito dal pubblico e poco percepito dalla critica. Il tempo darà il valore che merita la sua opera? Il distacco generazionale riuscirà a mettere lo spazio necessario per guardare quello che rappresenta la pellicola e Scott questo lo sa bene.