La Fiera delle Illusioni di Guillermo del Toro

Il noto cineasta messicano torna dopo quattro anni dal suo primo Oscar con una pellicola da fuori classe. La sua fiera delle illusioni è tecnicamente impeccabile, profondamente umana, con una narrativa meta-cinematografica. Un vortice senza appigli che ci trascina nel infinito vuoto esistenziale che cerchiamo di colmare con l’ambizione.

Guillermo del Toro abbandona i suoi “mostri” per fare i conti forse con il mostro più grande di tutti, noi stessi. Stanton Carlisle (Bradley Cooper) è un uomo in fuga da un oscuro passato, in cerca di denaro e salvezza. Un tema che viene visto diversamente da personaggio a personaggio. Iniziando a lavorare a una fiera itinerante, scopre di avere un talento nascosto, talento che lo porterà ad avere un notevole successo. Incomincia un viaggio verso l’oscurità inevitabile, un viaggio dannato per chi, come Stanton non riesce a fermarsi, non apprezza i proprio traguardi, non controlla il proprio talento. Portandoci al punto in cui l’ambizione super di gran lunga il talento, sfociando in una tragedia senza via d’uscita.

bradley cooper e rooney mara in una scena del film

Allegoricamente Stanton è Guillermo, il quale cerca ogni volta nuovi modi per stupirci, la vita del cineasta è una continua ricerca di tecniche e trucchi per creare una finzione al servizio della realtà. Noi spettatori siamo sempre più ingordi e critici, alla ricerca di novità che non cambiano mai, vogliamo vedere passi avanti per poi lamentarci, siamo pronti a distruggere, a non credere e non vedere quello che non ci aggrada o pensiamo non possa piacerci. Creando uomini bestia.

Tecnicamente Guillermo plasma un’opera impeccabile, divide nettamente in due la pellicola, una prima parte, dove esploriamo come clienti curiosi, la fiera itinerante. Spiando la vita di un gruppo di persone apparentemente fuori dal comune. Presto ci rendiamo conto che non siamo così diversi da questi individui, buoni e cattivi, con un retaggio di giusto e sbagliato che ci portiamo dietro, volenti o no. Nessuno è limpido e nessuno è sporco totalmente. 

La seconda parte del film cambia totalmente, la trasformazione dei protagonisti che prendono consapevolezza e sicurezza è inscenata magistralmente dagli interpreti e da un cambio di messa in scena perfetto, passando da baracconi, sporcizia e degrado alle più eleganti sale e teatri di New York. I toni di colore creano un noir fantastico, riconoscibile e incalzante. La regia di Guillermo del Toro è ormai una garanzia e un icona di stile anche senza mostri.

Un fantastico ritorno, un grande film, un macabro viaggio dentro l’auto distruzione dell’uomo.

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