Verso il Paradiso – Un romanzo dal ricco contenuto minato dalla sua prolissità

Attratto da un marketing assiduo sui social, mi sono imbattuto nel nuovo romanzo della nota scrittrice Hawaiana. Incuriosito da una sinossi molto intrigante che mi ha ricordato Sense8 e Cloud Atlas, sono rimasto inizialmente colpito per poi essere deluso nella parte centrale, con una ripresa sul finale che salva il romanzo fissandolo però a una sufficienza amara per quello che sarebbe potuto essere.

Diviso in tre distinte ma legate storie, il lungo libro di Hanya Yanagihara affronta temi attuali su più fronti, l’omosessualità, pandemie e famiglia con tutto quello che ne consegue, puntando sempre verso una singola cosa: la Libertà. Una libertà che manca sempre, l’autrice racconta storie incatenate a luoghi, tradizioni e famiglie che tendono a controllare vita e scelte in modo gerarchico. I protagonisti hanno gli stessi nomi e tendono a essere le stesse persone leggermente differenti per le tre storie, quasi come fossero discendenti e antenati tra loro.

Il primo racconto è quello che ho trovato più interessante e meglio scritto, senza complessità troppo ricercate che invece hanno i libri due e tre. Una storia lineare e classica che riesce a raccontare un America alternativa di fine 1800. La seconda vicenda divisa a sua volta in due parti, si perde nella seconda, con un lungo capitolo epistolare che ripete e ridonda concetti espressi in modo chiaro già nella prima parte, questa storia è ambientato negli anni 80. Questa cosa viene ad aggravarsi nell’ultima storia, in cui si alterna il racconto principale con dei flashback epistolari, ripetitivi e prolissi sotto ogni punto di vista.

Peccato. Un occasione mancata parzialmente, il mondo distopico creato dalla scrittrice è molto interessante, le storie nella loro semplicità sono toccanti e umane, attuali e riflessive narrate con una scrittura (o traduzione) molto scorrevole e piacevole, se non fosse che molte (troppe) volte si dilungano oltre il necessario. La parte centrale del libro è quella in cui ho dovuto mettere più impegno, tanto era la ripetitività, rischiando più volte di perdere interesse per i personaggi e le loro vicende. Il libro finale è lungo come i primi due sommati e soprattutto in questo, c’è imbuto d’informazioni inserite e poco approfondite, scritte per spiegare questioni che si intuivano anticipatamente scorrendo nella narrazione. Avrei gradito qualche mistero o dubbio. Tante cose inserite, non incidono nella storia.

Concludo lodando il contenuto e la scrittura minati da un eccessiva voglia di rendere complesso un universo che ha creato la sua complessità senza bisogno di usare tante parole.

Consiglio la lettura, anticipando che potrebbe essere abbandonata dai lettori più concreti e meno pazienti.

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