Crimes of the future – L’essenza di David Cronenberg

L’ultima fatica di David Cronenberg incarna (in ogni senso) la visione contorta di un futuro quasi passato, dove le convenzioni sociali sono al limite di una linea sottile su tutti i fronti umani. Una pellicola che offre una moltitudine di spunti individuali e interpretativi, sicuramente da vedere più di una volta.

I protagonisti vivono in una società in cui l’evoluzione umana ha ormai preso pieghe molto particolari, in cui una quasi totale perdita del senso del dolore ha trasformato l’esecuzione di ferite in un atto estremamente erotico, il nuovo sesso, la nuova arte.

Alla prima visione possiamo soltanto lasciarci trasportare da questo mondo, inizialmente folle ma al quale ci abituiamo troppo in fretta. Cronenberg mostra stile e muscoli fin dalle prime sequenze. La qualità della scrittura ha il vanto di esprimersi al meglio senza spiegare niente. Rimaniamo a bocca aperta con sensazioni contrastanti di fronte ad alcune sequenze dove il macabro diventa arte. Il bisturi diventa un oggetto sessuale. Il brutto diventa bello.

L’autore parla del cambiamento del corpo, della diversità interiore ed esteriore, dell’evoluzione e di come cerchiamo l’atto fisico che ci faccia sentire umani e belli. Un atto fisico che se ci viene tolto diventa un culto. Diventa sesso. Diventa arte. I temi affrontati sono talmente corposi, interpretativi e individuali che sarebbe un affronto elencarli in poche righe. Cronenberg con la sua regia riesce a creare quiete in ambienti angoscianti e nauseanti. Scenografie e oggetti di scena degni del nome del regista, riconoscibili e fuori dagli schemi.

Attori calati nella parte e bravissimi. Viggo Mortensen e Léa Seydoux senza bisogno confermano il loro talento insieme a Kristen Stewart, ormai affermata anche nel cinema d’autore. Dopo anni lontano dalle sale, David Cronenberg torna con una pellicola d’impatto e viscerale, da guardare, vivere e sentire.

E da riguardare.

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