Diabolik – il re del terrore non fa paura

L’ultima fatica dei fratelli Manetti cerca d’incarnare e mettere in scena una delle figure più iconiche del panorama italiano del secolo scorso, riuscendo a tratti a fare centro ma mancando il bersaglio il più delle volte. La formula c’è, la miscela sembra funzionare però le cadute di stile minano la pellicola lasciandoci un amaro sentimento. Un occasione non totalmente buttata ma drasticamente mancata.

Miriam Leone è la vera protagonista del film, la sua Eva Kant è sublime, bellissima, affascinante, in crescita, una donna persa che trova la sua strada. Mastandrea è l’unico che riesce a recitare con una metodologia teatrale senza cadere nella fiction low budget classica del nostro paese. Purtroppo, il talentuoso Luca Marinelli non riesce a interpretare il (presunto) protagonista come si deve. Il suo Diabolik è forzatamente apatico, cinico e robotico. Un personaggio troppo creato e poco sentito.

Sul lato recitativo il fondo viene toccato dai tutto il resto del cast, nel fallito tentativo di mettere in scena un fumetto, i fratelli Manetti purtroppo cadono nella classica trappola, cercando di trasportare un atmosfera difficilmente trasportabile, dimenticando che a volte è meglio tradirne la narrativa ma incarnarne l’anima. Gli attori secondari e comparse recitano come nelle peggiori fiction pomeridiane della Rai, con accenti insensati.

Fotografia e scenografia, spesso fanno centro, guardando Diabolik ci ritroviamo in un epoca anni sessanta, fuori dal mondo. Clerville, paese di fantasia creato dalle sorelle Giussani saltella qua e là tra credibilità e famigliarità. Nascondigli, trucchi, oggetti da spia sono esageratamente teatrali tenendosi stretti gli anni a cui appartengono.

La genesi del personaggio tuttavia è di Eva non del famigerato criminale. Un punto a favore questo, visto che la vera storia di Diabolik è apparsa solo in un numero (tra i più amati di sempre) e trasportarla su pellicola sarebbe stato ancor più difficile. Dunque assistiamo alla genesi di Eva Kant e del suo amore per l’oscuro personaggio mascherato. La sceneggiatura, sembra perdersi, diventando da fiume a un mare idee diverse poco approfondite.

Diabolik rimane un’opera interessante, apprezzabile da chi è cresciuto con i fumetti del re del terrore e poco da chi non ha mai letto nemmeno un numero. Il film si regge grazie alla recitazione della Leone, qualche trovata interessante e una messa in scena che quando fa centro è davvero riuscita. Un’occasione mancata ma non completamente fuori bersaglio.

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