Per la prima volta in oltre dieci anni di MCU, esco da una sala cinematografica senza cercare di capire le possibili connessioni con le altre opere Marvel ma con un bellissimo pensiero sulla firma che Sam Raimi riesci a portare dentro a questo universo di strette vedute.
Chloé Zhao, nonostante un oscar e molti premi, con il suo Eternals ha fallito nel portare l’autorialità dentro l’MCU, forse a causa della poca anche se ottima esperienza, forse per questioni di produzione interne. In ogni caso ci voleva uno come Raimi a cambiare le carte in tavola. Doctor Strange nel multiverso della follia riesce a essere il continuo di una saga ormai radicata e allo stesso tempo da largo spazio all’immaginazione di un regista non impeccabile ma iconico che nella lunga carriera ha realizzato film diventati cult apprezzati da pubblico e critica.

La regia appare da subito forte e chiara, lo stile horror Gore Raiminiano si nota e si sente, per la prima volta in un Marvel (Disney) vediamo, seppur in equa misura, sangue e morte. Giocando intelligentemente con la tipologia di nemici, anche il grasso robotico risulta splatter. Uccisioni e tensione sono calibrate per essere un film accessibile a tutti e allo stesso tempo non risparmia qualche sequenza jump-scare con grandi citazioni. Una trovata geniale nella fase finale, richiama palesemente i suoi vecchi classici. Fantastica.
Fin dalle prime sequenze, il film spiazza lo spettatore ingannato anche dai vari trailer. L’antagonista della pellicola è infatti il primo grande colpo di scena, molto legato alla serie su Wanda e Vision uscita su Disney+ a inizio 2021. L’universo Marvel ormai è tutto connesso, nonostante (quasi) ogni film può essere guardato indipendentemente, i legami con le vicende avvenute in altre pellicole sono forti e presenti. Questo punto gioca sia a favore che a sfavore. Questione di gusti. In ogni caso possiamo arricchire la visione guardandoci in anticipo anche la serie animata What If, che regala alcune chicche che ritroviamo in questa pellicola.

Un buon film sul lato narrativo, che si protrae oltre grazie esclusivamente al suo regista, laddove molti altri sono stati costretti, per ragioni ovvie a seguire delle linee guida strette, dettate dalla nota casa di produzione, Raimi riesce a crearne delle proprie senza snaturare né il prodotto Disney né la sua firma.
Gli universi si allargano, le stratificazioni diventano più complesse, però i nostri eroi sono qui, nel nostro mondo, abbiamo tutto quello che serve. La vita che vogliamo può essere solo un pensiero di un mondo lontano ma il nostro compito è proteggere quello che abbiamo, qui e ora, non quello che abbiamo perso, Raimi ha capito tutto.