Joan Samson pubblica Il banditore nel 76, poco prima della sua morte. Lasciandoci un’opera acclamata da autori come Stephen King, il suo primo e unico romanzo è un viaggio a ritroso sulla passività che ci consuma togliendoci tutto e lasciandoci senza niente, nemmeno l’integrità di essere umani.
Nella piccola cittadina di Harlowe, nel New Hampshire, la cose non sono mai cambiate, si vive giorno per giorno la stessa vita di quarant’anni prima. Tutti si conoscono. La storia viene narrata attraverso gli occhi della famiglia Moore, composta da John, Mim, la loro piccola figlia Hildie e la madre di John, chiamata semplicemente Ma’. La tranquilla routine di tutti i giorni viene scossa dall’arrivo di un banditore. Inizialmente il cambiamento, attraverso le aste organizzate, sembra portare la giusta via per stimolare gli animi, ma come spesso accade il vortice finisce poco a poco nell’oscurità.
La Samson, riesce a creare un clima di angoscia crescente, in modo così naturale che l’unica domanda che si materializza insieme ai protagonisti è la seguente: “Come siamo arrivati a tutto questo?”. La fatidica domanda permane durante tutta la lettura.
L’involucro narrativo non vede fuori campi. Non ci è dato sapere cosa succede al di fuori della vista dei protagonista. L’increscente passività umana, lascerà che la forza del Banditore si insinui nelle loro case, portando via tutto. I buoni propositi e l’utile scopo delle aste, lasciano il posto a qualcosa di marcio, insistente e logorante.
John personaggio fiero, consapevole e al tempo stesso inerme. Dovrà toccare il fondo prima di aprire gli occhi. Mim donna forte, moderna, il vero traino della famiglia, sarà la prima a capire che qualcosa non torna. La piccola Hildie, saltella nel suo parco come saltella tra gli inganni del Banditore. Ma’, donna forte e risoluta, ferma sulle sue convinzioni spronerà il figlio a “darsi una mossa”. Il Banditore, un personaggio illuminante di oscurità, porta il sorriso celando il male, il suo buon piano ha scopi malefici, personali e egoistici.
Il romanzo scorre come acqua, la lettura è intrigante, la discesa che risucchia i protagonisti e noi con loro è logorante e gli appigli per fermarsi sono inesistenti. Quando al suo apice qualcuno inizia a chiedere il perché, una risposta echeggia tra la pagine: “Non c’è niente di più Americano di un’asta”.
Grandissimo libro.