La cosa più bella di avere un club del libro è sicuramente il fatto aspettare con trepidazione la nuova lettura proposta, spesso appartiene a una cerchia di libri che probabilmente non avremmo scoperto o addirittura snobbato. Il romanzo d’esordio di Annette Hass appartiene a questa schiera. Un libro che già dopo dalle prime pagine lascia intuire lo stile ricchissimo e mai prolisso di una scrittura solida e matura.
Le vicende romanzate prendono parte durante un periodo e fatti storici realmente accaduti. I processi alle ex truppe SS erano cosa nota al tempo e poco conosciuta oggi. Il romanzo affronta un tema battuto e ribattuto ma con una nuova ottica rinfrescante, intrigante e come sempre toccante sul più buio periodo della storia moderna. La protagonista del libro, una giovane donna di nome Eva, si trova catapultata in un mondo di cui sapeva poco, accettando di fare da interprete a un processo sull’olocausto che scaverà nel suo passato, dissotterrando questioni scomode, dimenticate e mai cosi presenti.
Un libro che ci ricorda quanto è essenziale ricordare e commemorare. Sentiamo sempre più spesso commenti di ogni genere su opere cinematografiche o letterarie che appaiono ripetitive, già viste, ridondanti su argomenti già altamente analizzati. Eppure ricordare è importantissimo, le trecento pagine che compongono il romanzo riescono nell’intento di intrigare il lettore con una storia mai banale e raccontata con tutto l’essenziale necessario, non una parola di più.
Il libro non si perde con racconti fuori posto o puramente riempitivi. Le piccole sfumature arricchiscono le vicende in cui si trova Eva, lo scorrere della lettura è davvero un piacere pur non rinunciando anche a complessità strutturali. La penna da sceneggiatrice dell’autrice si fa sentire, senza farsi pervadere dalla libertà che un romanzo può offrire rispetto a un copione.
Un ottima opera d’esordio per Annette Hass, che lascia noi lettori con una gran voglia di vedere cosa saprà fare con le sue prossime opere.