Nel 1856 Gustave Flaubert pubblica Madame Bovary, un romanzo che narra la storia della moglie di un medico di provincia, Emma, che allaccia relazioni adulterine e vive al di sopra dei suoi mezzi per sfuggire alla noia, alla banalità e alla mediocrità della vita. Si tratta di una delle maggiori opere della letteratura francese e mondiale.
Flaubert, duecento anni addietro, ha dipinto a parole la crisi esistenziale che vive ancora oggi ogni persona. L’insoddisfazione quotidiana della vita. La routine delle cose, il sentimento fisso e vivido di essere in una prigione senza sbarre. Seguire regole sociali e dogmi che ci indicano un percorso limitandone la felicità.
Emma Bovary vive convinta costantemente di sapere quello che vuole e che la può rendere felice. Insegue sogni, ama con una forza talmente intensa da ritrovarsi vuota. Delusa. Esprime la sua continua insoddisfazione con beni materiali e spese senza scrupoli.
Flaubert inizia il romanzo parlandoci del marito, il quale pur apparendo come personaggio secondario è perennemente presente nella vita del libro e della moglie. Lui vittima come lei di un’esistenza dogmatica e illusoria. Non a caso, l’autore crede sia importante raccontare l’infanzia del marito e non quella della protagonista. Potremmo affermare che il Marito, Charles, sia un protagonista passivo. Sullo sfondo. Quando Emma e Charles si incontrano sboccia qualcosa, lui tende a pensare e riflettere prima di agire, lei più istintiva segue solo il cuore.
L’incontro tra i due provoca l’inizio della disfatta di Emma, diventata ormai la signora Bovary. Appena raggiunto quello che per l’epoca era il grande sogno, il matrimonio con un uomo rispettabile, Emma si perde. Sentimenti contrastanti affluiscono come una fontana quando piove. Dalla tristezza all’odio per l’uomo che si prende cura di lei e che la ama senza limiti. Lei invece devo sforzarsi per amare. Amare lui, amare sé stessa e addirittura la figlia che partorirà. Emma vive in una prigione, si sente soffocata e cerca una via di fuga attraverso tradimenti e spese materiali. Si costruisce un’immagine di una signora rispettabile e borghese che decade da un olimpo che non è mai esistito.
Con una scrittura sublime e densa come il miele, Flaubert narra, descrive, disegna e crea immagini senza tempo. Riusciamo immaginare nitidamente Yonville, il paese dove i coniugi vanno a vivere. I personaggi secondari hanno un ruolo attivo nella vita del libro. Tutti con una storia e una personalità che rimane nella mente al pari di quella dei protagonisti. Gli amanti di Emma sono complessi e sofisticati. Vittime, mostrando scorci di quella insoddisfazione cronica che vivono forse più della stessa madame Bovary. L’amore e l’odio che Emma prova per un marito tanto presente quanto buono è talmente palpabile che illumina e fa riflette.
Un romanzo sicuramente impegnativo, ogni parola ha un peso di un macigno. Flaubert stampa nella storia uno dei libri che meritano di essere ricordarti per sempre. Un capolavoro.