Alex Garland dopo gli apprezzati Ex-machina e Annihilation vira su un genere soltanto accennato nelle precedenti pellicole. Men è un horror psicologico, introspettivo e pieno di simbolismi che dà sfogo alle interpretazioni più personali dello spettatore. Un film sofisticato, magistralmente interpretato e diretto in modo sublime.
La bravissima e ormai affermata Jessie Buckley interpreta Harper, una donna in lutto che affronta il più grande senso di colpa che una persona può sostenere, la morte di qualcuno molto caro per causa propria. La donna affitta una bellissima casa sulle colline fuori Londra, per concedersi del tempo e rimarginare le proprie ferite. Dal suo arrivo iniziano a manifestarsi personaggi e avvenimento fuori dal normale.

Con questa breve e semplice sinossi Garland ci accompagna in un viaggio dentro al senso di colpa, scalino dopo scalino, scendiamo in un baratro sempre più simbolico e confusionario. Ci troviamo continuamente a chiederci cosa sia reale e cosa no. Le sequenze sono lunghe e intense, la pellicola conta poche situazioni ma scritte e costruite con un cresce (o sprofondare) sistematico che ci porta alla fase finale in cui la protagonista accetta quello che vede, accetta la normalità di qualcosa che non è normale.
Il film è colmo di simbolismi, la mela proibita, il parto, la nascita e la morte, l’immaturità dell’uomo. Garland gira un’opera intitolata Men e lo fa con una donna come protagonista e un singolo attore uomo (Rory Kinnear) che interpreta tutte le figure maschili del film. Figure spesso viscide e particolari, incarnano l’uomo agli occhi di Harper dopo quello che le è successo. La donna isolata dal mondo e circondata da facce accusatrici, entra in una spirale interrogativa e senza uscita.

Il cineasta con una grandissima regia plasma sequenze intense e angoscianti, l’ansia ci accompagna nei campi lunghi dove il verde inglese sembra abbia una sua anima. La fotografia anche al chiuso della casa è così intima che riesce a mostrare chiaramente come il cottage sia strutturato, impariamo a muoverci al suo interno. la fase finale ha degli ottimi effetti in CGI con sequenze davvero “orripilanti” e allo stesso tempo artistiche, tra le più suggestive degli ultimi anni.
Garland chiude con un epilogo conclusivo per la protagonista ma lascia lo spettatore con molti pensieri. Come per le sue pellicole precedenti, da rivedere e cogliere a ogni visione qualcosa di nuovo.