La globale società moderna, soffre del più grande disturbo di cui è sempre stata vittima, esprimersi per dare aria alla bocca. Se una volta il solito ciarlatano discuteva al bar, sul posto di lavoro, a un pranzo di famiglia, oggi può farlo sul web, una finestra sul mondo che può essere tanto sana quanto malata.
Siamo bombardati di spazzatura su tutti i fronti, televisione prima di tutto ma anche cinema, libri, musica, informazioni. Negli spogliatoi delle palestre sentiamo solo persone lamentarsi o parlare al massimo di calcio, in ufficio sentiamo colleghi scontenti sempre in cerca di un nuovo posto di lavoro, in università ascoltiamo studenti che non vedono l’ora di lasciare il paese appena laureati.
Questo decadentismo sociale, è in parte generato da un idea idilliaca globale di vita e di benessere irraggiungibile, che in realtà viviamo già nel quotidiano. Inconsapevoli del nostro status quo, parliamo per luoghi comuni, stereotipi come: “ma… si tira avanti”, “diciamo bene”, “solo in Italia”. Tra il vocabolario 2.0 del 2020, siamo schiavi soprattutto di due particolari modi di dire: il “trash” e il “politicamente corretto“.
Sentiamo innumerevoli volte, amici o conoscenti parlare di trash. Ci sono addirittura pagine social che riassumono il best of dei giorni precedenti. Quello che più colpisce, è lo sfruttamento di questa parola per guardare programmi e film scusandoci prima di tutto con noi stessi e in secondo luogo per non sembrar ignoranti durante discussioni colloquiali. Il problema non è seguire il trash, il problema è quando non accettiamo di farlo e lo seguiamo per intere ore della giornata. La consapevolezza rende sana l’esistenza.

Dobbiamo tarare correttamente il tempo tra il trash e il fare invece qualcosa che amiamo fare, qualsiasi cosa ci piaccia e se non sappiamo cosa ci piace, iniziamo da qualcosa che in passata ci rendeva felici. Vivere di spazzatura fa male allo stomaco, ma sapere che esiste, dove si trova no, mangiare al fast food una volta ogni tanto non nuoce, ma passarci ogni giorno quello si. Una volta, sulla tv nazionale, tra i varietà e i pomeridiani, si trovano conversazioni tra Pasolini e Moravia che parlavano di nido e di famiglia, di sesso e tabù. Oggi invece, quelli che sarebbero gli intellettuali del nostro tempo sbraitano, facendo tacere gli altri con ostruzionismo, ignoranza e arroganza.
“Ma si un pò di Trash ogni tanto” la più classica delle scuse.
Crediamo che dopo essere usciti dall’ufficio alle 8 di sera, la nostra forza fisica e mentale sia pari a zero, arrivare a casa e vedere qualcosa di “leggero” è l’obiettivo comune, senza accorgerci che così la vita diventa semplice esistenza. Proviamo ogni tanto, dopo lavoro a tornare a casa e leggere un libro con il nostro compagno, fidanzata, amico. Guardare un film di Ingmar Bergamn o di Fellini. Cucinare un bel filetto in crosta o una cheesecake alle patate viola. La nostra mente ha bisogno di stimoli, di profondità, di conoscenza infinita.
Smettiamo di abusare della parola trash per rendere la nostra vita passiva e senza profondità.
Il politicamente corretto, inizialmente un’idea progressista e positiva, è diventato in tempo record un modo per non accettare il nuovo che è sempre esistito, denigrare scelte altrui e creare barriere.

Negli ultimi anni l’appropriarsi di questo luogo comune ha perfino superato 1984 di Orwel, opera che più di ogni altra viene presa come “propria” per giustificare qualsiasi comportamento diverso dal nostro. Abbiamo letto di personaggi cambiati, con etnie diverse o addirittura censurati, modifiche apportate a film d’animazione della nostra infanzia. Che la censura sia totalmente sbagliata è un dato di fatto. Non porta mai a qualcosa di positivo, tende a mitizzare il soggetto e renderlo più interessante. Ma un breve intro, un messaggio, una spiegazione che prepari lo spettatore più giovane o meno consapevole invece è una correzione temporale di cui prima o poi gran parte delle opere, dal cinema ai libri fino ai videogiochi avranno bisogno. Finché non avremo una mente preparata a dare per scontato l’inesistenza delle differenze sessuali, razziali e religiose e a contestualizzare le opere nel loro tempo, questa è una soluzione che dobbiamo accettare.
Consapevoli o no, siamo tutti razzisti e omofobi. La colpa non è solo nostra, ma prendendone coscienza, possiamo fare molto per cambiare la situazione. Perchè ci spaventa una sirenetta con i capelli scuri e la pelle scura? A rispondere: “Perchè il politicamente corretto ha stufato” è il nostro razzismo inconscio. Questo pensiero oltre a essere nocivo per noi e la società è un muro che blocca la creatività. In ogni caso la nostra Ariel dai capelli rossi sarà nell’immaginario per sempre, semplicemente necessitiamo di qualcosa di nuovo.
Prendere i cattivi più classici di sempre e raccontare la loro storia, approfondendo i motivi della loro rabbia è una politica talmente sana che spaventa molte persone, ma nessuno nasce cattivo, ci sono sempre esperienze per cui i nemici sono nemici. Il cinema, i videogiochi e anche noi come specie, siamo giovani. Determinate arti non sono che all’inizio, ci sarà molto da correggere, aggiustare nel corso del tempo.

Le ripercussioni che vediamo sul web per determinate scelte, tra quest’ultime il videogioco The Last of Us 2, sono solamente un eco. Iniziano come un urlo che è destinato a spegnersi, quello che succede dopo è l’accettazione totale e il riconoscimento.
Tutta la questione è ovviamente bilanciata, se da un lato l’uso insano di determinati stereotipi nuoce le idee, dall’altra c’è anche l’abuso di voler mostrare forzatamente alcune scelte. Annunciare con largo anticipo che in una saga ci sarà la prima storia LGBT tra due super eroi, è un modo di ostentare sbagliato che genera un onda destinata a tornare indietro. Forza lo spettatore o lettore a qualcosa che non conosce. L’essere umano fatica ad accettare le novità e i cambiamenti, soprattutto quando ne è estraneo.
Speriamo in un futuro, in cui il politicamente corretto diventi una scelta talmente normale da non notarsi più e da essere dimenticato. Il trash deve riproporzionarsi a una percentuale adeguata alla parola che lo definisce. Possiamo fare dei passi individuali per cercare di avere un vivere sano e ricco, dove ci preoccupiamo di cose davvero importanti e diamo tempo a chi lo merita. Noi stessi.
Ps. Il Nick Fury della saga Marvel che tutti adoriamo nei fumetti era bianco 😉