Perchè The last of us part 2 è il gioco più importante della scorsa generazione

Dopo circa otto mesi dalla pubblicazione del gioco, sono a pronto a dire la mia su The Last of Us part 2, il gioco più importante della scorsa generazione di console. Sottolineo importante, non migliore o bello, l’ago della bilancia che si muove tra oggettività e soggettività è un argomento a parte, io, in questo articolo voglio parlare di importanza.

Cosa significa importante? Dal vocabolario, Importante: che è di grande rilievo, che è opportuno o necessario tenere in debita considerazione, spec. per quanto ne può derivare; considerevole, rilevante.

L’ultima fatica di Naughty Dog diretta dal talento incredibile di Neil Druckmann ha segnato un punto di svolta epocale, di cui si è parlato per mesi, addirittura prima dell’uscita e sarà un lascito generazionale. Quello che segue è un apprezzamento personale e soggettivo accompagnato da una critica chiara e oggettiva. Ovviamente seguiranno spoiler legati alla storia del gioco.

Rimasi colpito già dal primo capitolo, notando e apprezzando molto la maturità e il modo di affrontare questioni di rilievo con una sottigliezza incredibile. Celata e nascosta. La saga di Last of Us ci invita a fare un passo, un piccolo sforzo per cercare di arrivare in fondo a quello che ci sta raccontando, non è quindi un gioco colorato e divertente, trascende la parola gioco a cui solitamente associamo un momento di svago, diventando esperienza. Come in molti capolavori cinematografici, bisogna necessariamente andare oltre alla visione, siamo noi, spettatori (giocatori in questo caso) invitati a un impegno maggiore.

Ogni singola sessione di questo secondo capitolo, illumina e ci parla di qualcosa, ogni colpo di scena e svotla narrativa vive sulla nostra pelle, ogni perdita improvvisa dei compagni di viaggio provoca un emozione vivida. Inizialmente il finale può sembrare tirato e allungato per esigenze di longevità, ma a mesi dal completamento (per ben due volte), realizziamo invece che è uno strazio necessario, una fatica al limite della voglia che ci porta all’epilogo tristemente poetico, una durata voluta e necessaria per la conclusione di un’opera senza precedenti.

The Last of us parte 2 è a tutti gli effetti un’opera, creata, voluta e curata nei minimi dettagli per suscitare emozioni solo come le grandi pellicole del cinema riescono a fare. Come ogni opera, quindi, ci chiede di andare oltre al gioco, al gameplay e la scritta FINE non è che l’inizio. Un’idea, una riflessione, un pensiero, qualcosa rimane dentro, destinato a svilupparsi nei giorni, mesi e addirittura anni successivi, sia stato apprezzato oppure odiato, con il passare del tempo ripenseremo alla nostra esperienza e volenti o no, la mente viaggerà al pensiero di Ellie e Abby e il loro drammi.

Molte volte, sul web ci si imbatte nei classici commenti della comunity: “Per pochi”, “Non per tutti” o “Non ti è arrivato…” ecc. Mai commenti sono più sbagliati, l’arte è per tutti, chiunque può arrivare, capire e sentire, anche la persona a cui non dareste il minimo credito di creatività e riflessione. Bisogna essere curiosi, anche nelle questioni apparentemente banali c’è profondità, pensiero e analisi. Non avete capito le scelte registiche di Druckmann? Non avete niente che gli altri non hanno, semplicemente avete percepito emozioni diverse, nascoste e misteriose, in ogni caso legate al vostro percorso personale. Non distruggete in modo critico ma criticate in modo costruttivo, perchè era il volere di Druckmann raccontarci una storia atroce, triste e riflessiva, non siamo tenuti a conoscerne i motivi.

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In quanti videogiochi si uccidono persone con più ferocia con la quale si uccidono i mostri? In quale videogioco fanno più paura gli umani degli infetti? In quale opera vi siete trovati a pensare di essere arrivati al finale, rimanendo spiazzati quando avete realizzato che stava solo per iniziare, la seconda parte. Una seconda parte che rivive sulla nostra pelle, lo stesso arco temporale dal punto di vista dell'(apparente) antagonista, portandoci a empatizzare con una figura che fino a qualche ora prima suscitava in noi solo rabbia.

Perchè dopo 20 minuti di gioco muore in modo cosi violento e inaspettato il protagonista del primo capitolo? Per vendetta. Druckmann ci parla di vendetta e ne parla in modo scomodo, ci fa infuriare per vie fastidiosamente reali. Se Red Dead Redemption 2 è diventato il gioco con cui confrontarsi sul lato tecnico, The last of us 2 lo è diventato sugli argomenti e il metodo di contestualizzarli (senza sacrificare gameplay, grafica o altro), ecco il perchè non il gioco più bello della scorsa generazione ma il più importante.

Sicuramente un traguardo che deve essere raggiunto e superato nei prossimi anni, se volgiamo andare oltre, al passo successivo, al gradino più alto di questo settore e mostrare al bigottismo che ancora divaga in questo media, la vera potenza ancora oscurata dall’ombra e spesso reputato o denigrato a un hobby per ragazzini.

L’arte richiedono un percorso, un sentiero da seguire prima di arrivare a un “qualcosa”, quando a scuola saltavamo una lezione era necessario recuperare gli appunti di qualche compagno per poter capire la lezione successiva. Essere abituati a giocare titoli di puro intrattenimento, non approfondire la lore, non leggere i documenti narrativi, per poi passare a un gioco come Last of us può creare confusione mancando il pieno apprezzamento (nonostante tocchi anche altri apici in punti tecnici). Tutti possiamo intraprendere il percorso per arrivare a quel “qualcosa” ad avere quell’attenzione in più.

Naughty Dog ha creduto e dato a Neil Druckmann la possibilità di raccontarci una storia, una storia violenta e di violenza, vendetta e realizzazione che ci costringe nei panni degli altri. Una storia che porta a un epilogo in cui, mentre combattiamo con Ellie e teniamo la testa di Abby sotto l’acqua, urliamo al televisore: “Basta Ellie! Basta! Non sai cosa ha vissuto e quante persone ha perso anche lei! Basta!”. Il passo da compiere è andare oltre alla rabbia, oltre il nostro dolore e imparare a perdonare. Vero Joel?

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