L’ultima pellicola di Paolo Genovese, noto per aver diretto l’ottimo Perfetti Sconosciuti, è un fiacco dramma d’amore con qualche spunto interessante, rovinata dalla continua ricerca di giochi di camera sporchi, offuscati, orribili campi controcampi confusi e fastidiosi, retto solamente dalle performance dei due protagonisti. Completamente scontata nel finale, dove si percepisce distintamente la voglia di strappare lacrime al pubblico.

Un film mediocre, può emozionare, soprattutto se gli interpreti reggono sulle spalle tutto il peso, ma passato l’entusiasmo rimane l’oggettività e purtroppo, Genovese, diluisce tempi e situazioni imbastendo tutto con troppo. Alcuni spunti sul rapporto di copia sono interessanti, purtroppo ogni tema affrontato viene presentato senza uno sviluppo, analisi o confronto. I due protagonisti riescono a tenere le redini della narrazione con le loro ottime performance, Borghi emoziona e commuove, Jasmine Trinca bravissima nel suo ruolo, pecca il fatto che il suo personaggio è a tratti stereotipato e poco credibile.
La sceneggiatura passa da punti buoni a punti bassissimi, rovinando bruscamente un film che poteva essere qualcosa di più. Il montaggio inizia bene, saltando avanti e indietro nel tempo. La parte centrale crea della confusione che viene ristabilita solo negli ultimi venti minuti. Un finale che cade nel drammatico e strappa lacrime, non nella scelta narrativa ma nella sua messa in scena.

Non ho apprezzato particolarmente molti movimenti di camera e un particolare campo controcampo su quattro differenti angolazioni per una semplice conversazione sul divano. Il regista sembra aver voluto provare ed esagerare, giocando un arma a doppio taglio. L’immagine ha un filtro saturato e appannato volutamente ma non giustificato. Troppa ricerca e poco istinto.
Un film mediocre, da vedere se capita o se si è alla ricerca di questa tipologia di pellicole, per il resto, a parte gli interpreti, sconsigliato su tutti i fronti.