Nexus Studio mette insieme quattro registi per raccontate tre storie, in cui a fare da protagonista non è un personaggio ma una casa. Oltre il tempo, l’universo e la mente, The House racconta con la tecnica dello Stop-motion il nostro riflesso ossessivo verso il nido. Luogo in cui troviamo conforto e sicurezza, riposo e risposte. La pellicola con le sue tre storie antologiche riesce a stampare nello spettatore un riflessione inquietante, surreale e nostalgica.
La tecnica dello Stop-motion, usata di rado a causa del budget necessario, una volta veniva adoperata in film d’animazione per ragazzi, oggi viene spesso sfruttata per creare mondi macabri e angoscianti. Il nuovo emblema è The House, che grazie a Netflix è riuscito a vedere la luce ed essere distribuito al grande pubblico. Quello che inizialmente sembrano un film con personaggi carini e graziosi si trasforma dopo qualche minuto in un angosciante incubo palpabile e permanente, lasciandoci anche dopo la visione un pensiero fastidioso e tediante.

Le tre storie antologiche sono legate tra loro soltanto dall’ambientazione, la casa. Una casa che prende forma e rappresenta per ogni storia un simbolo diverso. Incarna le ossessioni umane verso il nido perduto, verso il nido che non vogliamo lasciare e verso il nido che è solo un passaggio della nostra vita. Il luogo dove ci sentiamo al sicuro, dove possiamo essere noi stessi, non sono le mura e il tetto di un edificio, ma le persone che la abitano e i legami che la costruiscono. Nulla ci appartiene, la seconda storia mette in scena in modo angosciante e fastidioso la questione “dell’avere”.
Le tre vicissitudini hanno un ordine volutamente costruttivo: nella prima storia possiamo scorgere una luce di speranza nonostante le perdite che subiamo, la seconda non lascia scampo, l’oblio ci raggiunge. La terza è quello che ci restituisce la forza di un nuovo futuro. Migliore o peggiore non si sa, ma nuovo.

I quattro registi dirigono con grande stile e maestria tutte le storie, con le loro diverse messe in scena e personaggi strambi. La fotografia riesce a dare la perfetta sensazione che la storia racconta, dall’angoscia al malessere, dalla perplessità all’insicurezza fino alla speranza. La prima storia è sopra le altre in termini di scrittura, la seconda primeggia invece per gli spazi piccoli, puliti e ordinati mentre la terza supera le prime due per la fotografia. Ogni incubo o sogno mostrato, lascia qualcosa su cui riflettere.
La durata non eccessiva, circa trenta minuti per storia, rendono la visione fluida, nonostante le tematiche toccate. Nexus Studios e Netflix sono riusciti a tirare fuori una piccola perla da un catalogo pieno di sassi.