Tre millimetri al giorno – la metamorfosi della nostra generazione

Grazie all’iniziativa portata avanti dal Corriere della Sera, la classica collana fantascientifica Urania ha ripreso vita. E che vita.

Accompagnato da questa fortuna ho potuto e continuo tutt’ora a recuperare dei classici di un genere intramontabile che mutano nel tempo e riescono a trasformarsi costantemente in qualcosa di nuovo. Ho trovato le mia perla in Tre millimetri al giorno, romanzo di Richard Matheson, in cui riprende il tema della trasformazione, con riflessioni sull’esistenza, la sopravvivenza e la sofferenza che ne deriva continuamente. ispirato alla Metamorfosi di Kafka.

Durante una gita in barca, Scott Carey, un uomo come tanti, marito e padre di famiglia, viene a contatto con una sostanza radioattiva e dopo qualche settimana inizia a notare dei cambiamenti. Ogni giorno si rimpicciolisce di tre millimetri, senza motivo e con fare matematico, il suo corpo si trova sempre più piccolo in ogni proporzione. La sinossi, ricorda per quelli della mia generazione alcuni film d’avventura per teenager, conseguenza che mi ha fatto prendere sottogamba questo romanzo, catapultandomi invece dentro riflessioni, allegorie e pensieri esistenziali di spessore.

Il libro inizia con il protagonista che è ormai alto pochi millimetri, secondo i suoi calcoli mancano pochi giorni alla scomparsa totale. Mentre è continuamente braccato da un ragno ormai più grosso di lui, ricorda i momenti più importanti del percorso di rimpicciolimento che lo hanno portato a vivere in cantina, isolato dal mondo. Ogni giorno deve procurarsi acqua e cibo, ogni giorno con maggiori difficoltà a causa della sua dimensione.

L’autore analizza il percorso naturale della vita, un uomo, che diventa adulto, ma si sente quotidianamente più piccolo nei confronti delle situazioni che l’esistenza gli pone davanti. Più cresci, più vedi grandi i problemi. “Sua moglie e sua figlia ora erano dei giganti” una frase che mi ha molto colpito, descrive il semplice “essere”. Le relazioni della vita diventano sempre più mastodontiche, i figli crescono e ci sovrastano, vanno all’università non hanno più bisogno delle nostre cure e attenzioni. Fare il padre diventa impossibile. Ci trasformiamo in spettatori di una vita che non ci appartiene e che difficilmente comprendiamo.

L’incomunicabilità dettata dalla differenza di altezza. Uno degli aspetti più interessanti è sicuramente la trasformazione del rapporto con la moglie che cresce mentre Scott diventa più piccolo. Più lui è piccolo più l’incomprensione è grande. Nonostante l’amore sembri intatto, l’essere così distanti sul percorso della vita crea un problema di comunicazione che scaverà la relazione come un tarlo.

Il tragico e incognito finale lascia un senso di smarrimento, isolamento, inquietudine. Tutti temi che l’autore affronta o lascia intendere con una scrittura semplice ma stratificata.

Matheson firma un romanzo che settant’anni dopo fa ancora riflettere. Fantastico.

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